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Città

TORTOLI’

LA STORIA

Le tracce dei primi insediamenti risalgono al neolitico, dal 6000 al 2900 a.C. Il culto pagano dei popoli prenuragici è segnalato dalla presenza di vestigia megalitiche quali i menhir e le domus de janas.

I menhir (pietra lunga) sono dei megaliti (dal greco “grande pietra”) monolitici eretti solitamente durante il periodo neolitico, che potevano raggiungere anche più di venti metri di altezza. Potevano essere eretti singolarmente o in gruppi, e con dimensioni che possono considerevolmente variare, anche se la loro forma è generalmente squadrata,  I menhir si possono trovare in Europa, Africa ed Asia, ma sono più numerosi nell’Europa occidentale, di preciso in Bretagna.

Nell’area di Tortolì, e più in generale nel territorio circostante, la presenza di oltre 200 monumenti di età nuragica (nuraghi, tombe dei giganti, pozzi sacri) documentano il fiorire di importanti insediamenti agevolati dalla ricchezza del territorio.

IN MEZZO TRA LE DUE GUERRE ANNI 20 E 30

Nel 1920 Tortoli’ contava circa 3500 abitanti.

Il ponte di Ferro venne completato nel 1912e sostituiva un ponte in muratura spazzato via dall’alluvione del 1902, che al sud rappresentava la porta d’ingresso per il paese, i quei anni sotto il ponte non era raro trovare le ragazze del paese che lavavano le biancherie.

Il 24 maggio del 1921 il re Vittorio Emanuele III venne in visita a Tortoli’, in quel occasione il re visitò l’allevamento degli struzzi e conferì a maestro Giuseppe Meloni il titolo di cavaliere della croce al merito della corona d’Italia. Fra il 1910 e il 1930  Tortolì era l’unica un europa ad avere allevamento degli struzzi, con i quali facevano anche le gare della corsa con gli struzzi.

Mussolini vienne ad Arbatax nel 1923 e torno a Tortoli nel 1935, nel tutto il periodo fascista ci furono numerose parate militari.

A Tortolì ci fu anche la coltivazione del tabacco, che ebbe l’inizio nel lontano 1922 nata per l’interessamento del vescovo Monsignor Virgilio.

“Nel centro del paese, racchiuso dall’aerea che aveva per punti focali l’Offelleria Giuso e Piazza del Circolo, si ritrovavano le solite facce, i soliti signori seduti al bar, le solite persone sedute nelle panchine in granito o sui margini dei marciapiedi, i soliti disoccupati”.

“In pieno pomeriggio giungeva a piedi da Arbatax, con un largo cesto piatto sulla testa, la moglie di qualche pescatore che, senza batter ciglio, metteva in vendita i pesci freschi e di qualità a pochi e scarsi clienti.”

“Il traffico era limitato a qualche carro a buoi, che rientrava dalla campagna, e alle biciclette, molto diffuse.”

“Rare le ragazze che potevano permettersi il lusso di passeggiare o passare nella via principale, specie tra quelle vestite in costume sardo, che ne contava di molto belle e graziose, le quali potevano essere ammirate solo in chiesa o in occasione di qualche festa campestre o del carnevale, sempre scortate dalla gendarmeria… disarmata di famiglia, tutt’occhi e orecchi.”

“Dalla campagna ora rientravano i braccianti giornalieri e gli ortolani. Per chi si trovava sul ponte di ferro o sulla strada per Arbatax, al bivio di Zunturinu, era come assistere alla sfilata di una sagra. Chi col carro o con la carretta, carichi di ortaggi o di fogliame fresco per il bestiame, chi in bicicletta, chi a piedi, con la sporta sulle spalle, infilata con una cannao col la zappa.”

Questo breve racconto, le piccole frasi sono state tratte dal libro di Virgilio Nonnis, “storia e storie di Tortoli'” il libro è stato pubblicato nel 1988 dalla casa editrice Della Torre.

 

ARBATAX

Il bellissimo e particolare nome Arbatax deriva dall’arabo e significa la “quattordicesima torre”(arba‘at ‘ashar) nome dovuto alla presenza della torre saracena di avvistamento, simile a tutte quelle presenti in tutte le coste  della Sardegna. La torre saracena domina l’odierno lungomare. Grazie alla sua posizione Arbatax grazie anche al suo porto è la porta d’ingresso dell’Ogliastra. Nei primi del XX secolo Arbatax nacque come villaggio di pescatori provenienti dall’isola di Ponza. Nella punta Bellavista è presente il faro, riferimento per la navigazione, che ha preso il posto della torre di avvistamento.

Il 23 aprile del 1943 esattamente alle ore 13:30, sono sbucati da dietro il molo levante 18 aerei che hanno bombardato da bassa quota la banchina,  13 vittime .

La Principale attrazione di Abratax sono le Rocce Rosse, che si trovano all’ingresso del porto e ai piedi della colina di Bellavista, il colore bellisssimo delle

rocce di porfido rosso, che sono la caratteristica costiera dell’Ogliastra.

Quando Arbatax contava ancora 700 abitanti nel 1947 iniziarono le costruzioni della parrocchia di Stella Maris e 1950 la chiesa era pronta per i suoi fedeli.

Le attrazioni principali di Arbatax sono, Le rocce Rosse, spettacolare Cala Moresca, I Nuraghi ( che si trovano sopra Cala Moresca), il faro di Bellavista, Cala Genovesi che è il primo storico porticciolo che nasce ad Arbatax, la chiesa di stella Maris, ed il Trenino Verde, il primo treno a vapore con il quale ancora tutt’oggi si può fare un giro.

Le feste principali sono, Stella Maris che si festeggia la terza settimana di luglio, dura tre giorni e termina con la processione in mare e la benedizione delle barche , San Silverio che si festeggia a giugno patrone dei pescatori e dei navigatori, e il nuova festa promossa dalla regione della Sardegna all’insegna per far conoscere meglio il nostro territorio e il “Borgo Marinaro” che si svolge tra fine maggio e inizio giugno nata nel 2015.

Santa Maria Navarrese

La chiesa di Santa Maria Navarrese fu costruita dalla Principessa Navarra come voto per uno scampato naufragio durante una tempesta all’altezza dei Monti Insani. Il primo nome della chiesa fu Santa Maria di Nascar, un particolare arbusto tipico della macchia mediterranea, dai vivaci fiori gialli, la thymelea hirsuta, che già mille anni fa insieme alle ginestre, gli olivastri e i carrubi fa ornava l’ampio anfiteatro naturale che ospita il paese.

A testimonianza delle sue antiche origini sotto l’altare della chiesa fu rinvenuto negli anni ’50 un piccolo cuore d’argento contenente le reliquie di un santo ancora sconosciuto e con incisa una scritta araba.

Ora la chiesa è intitolata alla Vergine Assunta, i cui festeggiamenti si tengono il 15 agosto, ricorrenza alla quale, nei secoli precedenti hanno sempre partecipato tutto il clero ogliastrino e il capitano giudice ordinario del giudicato con i suoi ufficiali.

Un tempo fino agli anni ’70, durante i festeggiamenti il grano che cresceva nei campi intorno alla chiesa veniva trasformato in pane nel forno della piazza e distribuito ai pellegrini provenienti da tutta l’Ogliastra insieme ad un pezzo di carne di capra arrostita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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